Roberto Lonoce

Dai trovieri, trovatori, menestrelli poeti musicisti medievali che giravano per l’Europa con i loro canti e i loro strumenti, ai lautari, musicisti girovaghi della Moldavia dall’anima zingara e quindi libera, che portavano e portano in giro la loro musica alla gente comune (è stato anche dedicato un film dal regista Lotijanu nel 1972). Il filo che li lega sono la musica e la missione “antica” dell'artista che dà voce alle gioie e ai dolori del suo popolo: in questo senso la musica è un bisogno fondamentale dell’animo umano. Possiamo incontrare ancora questi suonatori nelle nostre strade o nelle metropolitane a suonare la fisarmonica, il violino, la chitarra e il cymbalon, non a fare concerti, ma ad allietare gli ascoltatori (alcune volte anche senza consenso).
In questi tempi siamo bombardati continuamente da episodi di cronaca legati ai rom, eppure forse non tutti conoscono alcuni tentativi riusciti di integrazione che pongono alla base la musica.
Abbiamo conosciuto lo scorso anno l’esperienza della “banda del villaggio”, concreta opportunità di lavoro a quei rom che, in seguito allo sgombero del campo di via Capo Rizzuto, si sono distinti per il loro talento musicale. Hanno costituito infatti una banda musicale costituita da romeni che prima suonavano in metropolitana per raccogliere elemosine e che ora fanno concerti in tutta Italia proponendo ritmi gitani, proprio come i lautari.
Un’altra esperienza di integrazione teatrale-musicale è nata all’interno dell’Associazione “Nocetum” presente a Milano, che con particolare cura segue le fasce sociali più deboli e le emergenze che in questi tempi sono i rom. Da settembre 2004 infatti i volontari dell’Associazione seguono i rom stanziali della vicina baraccopoli di via San Dionigi – conosciuti per l’incendio scoppiato la notte del 12 febbraio 2005 e per l’ospitalità prodigata dalla Comunità Nocetum nell’accogliere per 21 giorni in una chiesetta 70 mamme con bambini.
Lo scorso mese di marzo è stato allestito uno spettacolo che si proponeva una scommessa: raccontare, danzando, la bellezza della cultura rom.
Lo spettacolo è nato da un progetto iniziato già dal mese di novembre scorso come laboratorio di danze, teatro e musica rom con le donne del campo di via San Dionigi. Tutto è nato dal desiderio di coinvolgere le mamme con cui stanno collaborando da mesi in un'iniziativa teatrale. A un esperimento del genere avevano già partecipato i bambini lo scorso anno guidati da un operatore della Casa della Caritàe dalla volontaria Ornella. Visto il successo dell’iniziativa, che ha fatto leva sull’innato senso artistico dei rom, hanno pensato di riproporlo con le donne, come mezzo di espressione del sentire rom che si incarna nel movimento, nella musica, nella danza.
Significativo il nome che hanno voluto dare al progetto: “Guarda la bellezza”; mettendo insieme quindi il rispettivo desiderio di promozione dell’altro in ciò che ha di bello, hanno pensato di raccontare “cose belle” che riguardano questo popolo e per offrire alla città la possibilità di scoprire la diversità e insieme l’unicità che li rende uomini liberi, portatori di valori. Quindi “guardare la bellezza” del popolo rom: alla loro cultura, alla loro musica e alla loro arte di raccontare, sulle note e ritmi del violino e della fisarmonica. Sono state a tal scopo messe insieme le storie raccolte durante il progetto “Mamme di Nosedo”, utilizzando le loro stesse parole, le loro storie e i vissuti. Ne è venuta fuori una serie di ricordi che riguardano il ciclo della vita, la nascita, l’innamoramento, il matrimonio, il funerale e il racconto di una festa di inizio anno dei rom bosniaci. Queste storie sono state drammatizzate e danzate con l’utilizzo delle “forze” che si trovano già all’interno del campo, i bambini che suonano le percussioni, un ragazzino col violino, un uomo con la fisarmonica. Durante gli incontri di prova, da una parte Paola Banone (presidente dell’Associazione Vi.d.A. “Viaggiatori dell’Anima”) ha lavorato con le donne e i bambini e dall’altra Marta, musicoterapeuta di Rho, che suona in una band con dei musicisti rom, che col suo violino ha elaborato i suoni della musica rom romena, accompagnata dai musicisti del campo.
Per maggiori informazioni visitate il sito www.nocetum.it oppure tel. 0255230575

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Frammenti di ricordi raccolti dalla viva voce di donne rom del campo di via San Dionigi.
“Ricordi di gioventù”
Mi ricordo di un bellissimo posto: Kotiana, dove c’era un’erba bellissima, verde, morbida. Era autunno, e in questa stagione le romi lavorano molto, Sergio faceva le pentole di rame, i paioli e i falcetti. Si faceva il giro delle cittadine con un carrozzone coperto con fogli di cartone e plastica, tirato da due cavalli. In carrozza si dormiva se pioveva, altrimenti si stava fuori sull’erba, se c’era bel tempo.
Argentina
“Il giorno del matrimonio”
La sposa viene vestita dalla suocera e dalle altre donne. Si esce poi di casa dove ci sono gli uomini e tutti i parenti che aspettano. Tutti insieme in cerchio si fa una danza. Si torna poi alla casa della sposa mentre la madrina si reca a casa dello sposo con il vestito bianco per vestirlo a sua volta. Su di un tavolo si prepara uno specchio e dei fiori e qui il padrino fa la barba allo sposo. Poi lo sposo chiama un ragazzo non sposato, quello che lui vuole e lo fa sedere sulla stessa sedia e questo vale come augurio che l’anno dopo si sposerà.
Silvana
“Una fuga d’amore”
Mia sorella piangeva, non voleva lasciarmi e mi diceva: la mamma mi ammazza se torno senza di te. Io le ho raccontato una bugia l’ho fatta salire sul treno, sono salita anche io rimanendo sulle scalette del treno, e quando ha cominciato a mettersi in moto sono saltata giù e il mio fidanzato mi teneva per il braccio perché non cambiassi idea.
Ivantia
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